Forse con più rabbia in corpo. Alcune note senza pretese sull'insurrezione che viene o che vorremmo.
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Senza nessuna pretesa di aver individuato il famoso “soggetto rivoluzionario” che la nostra parte sogna e ricerca da decenni - quando forse, invece di accollarlo ad altri, è sufficiente cercarlo dentro di noi e nelle condizioni sociali e materiali che abitiamo e in cui cresciamo insieme ad altr*. Ma condividiamo alcuni interrogativi su cortei e scontri dello scorso fine settimana, inserite nel ciclo conflittuale degli ultimi due anni, e su chi le ha animate. Saranno loro a giocare il possibile secondo tempo lasciato in sospeso dalle rivolte e proteste anti-liberiste degli anni Dieci, rompendo gli schemi che chi è venuto prima (noi stess*) non è stato in grado di superare, passando dalla rivolta a nuove ritualità ed elettoralismi divenuti sterili?
Perché nello scorso decennio le proteste erano un mix di rivolta organizzata, precariato disorganizzato e arrabbiato, emarginat* dell'ondata neoliberista dei precedenti 20 anni. Oggi sono loro e le loro sorelle e fratelli di mezzo mondo, nel movimento studentesco figlio di classi impoverite e chi, tra lavoratrici e lavoratori, si dimostrerà in grado di rifiutare ogni elemosina e caricatura di democrazia, oltre che di concertazione sindacale. Per prendersi tutto e riparare a ciò che negli ultimi 25 anni non siamo stati in grado di correggere.
Al momento, questa ricomposizione sta solo nei nostri intenti e comunicati, ma nel periodo di lotta durissima che si è aperto, forse, ci sono più possibilità di dieci anni fa. Magari, per parafrasare una vecchia canzone di insurrezione, un fine settimana o uno sciopero come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo.
Oggi ore 18:30 in Università Statale: gruppo di studio e confronto collettivo organizzato con Rebelot sull'eredità olimpica a Milano e nei territori colpiti dalla devastazione e dal saccheggio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.
Perché il grande evento si è concluso, ma le sue conseguenze per l3 abitanti di città e terre alte no. Vi aspettiamo!
Più di 300 persone sono state fermate durante le manifestazioni di sabato 17 e domenica 18 ottobre a Mlano. Sei stat* fermat* anche tu? Conosci qualcun* che è stat* fermat*?
Scrivici per mail a hub4defenders@proton.me. Oppure chiama il numero: 353 4953606.
Ti metteremo in contatto con avvocati.
Condividi e fai girare, perché chi è stat* fermat* deve sapere a chi rivolgersi. Nessun* verrà lasciat* sol*!
Senza se e senza ma con l* ragazz* in piazza ieri a Milano: caricat* brutalmente in via Broletto, nonostante il corteo fosse autorizzato, e capaci poi di far saltare i piani della questura, disperdendosi e prendendosi il centro e il suo "salotto buono".
Campo largo e commentatori democratici li possono chiamare "violenti" e "infiltrati", la destra invocherà un pugno ancora più duro contro queste piazze intrinsecamente meticcie e quindi odiate con tutto il razzismo di cui questo Stato e la sua classe dirigente sono portatori nella loro interezza.
Ieri abbiamo assistito a una sana esplosione di rabbia sociale da parte dell'unica vera opposizione di questo Paese che da un anno a questa parte infiamma senza preavviso l'autunno con parole d'ordine chiare. Stop genocidio e complicità, soldi a quartieri e scuole e non alla guerra, antifascismo.
A Milano hanno dimostrato che le escluse e gli esclusi di quella che chiamano "gen Z" sono ancora disposte a rompere letteralmente i confini imposti della città-vetrina.
🔍 Nonostante le Olimpiadi, la realtà: cosa ci dicono i numeri e perché rivendichiamo ancora l’Opzione zero
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🗣 E’ stato pubblicato nei giorni scorsi il quarto rapporto della rete Open Olympics di monitoraggio di costi, cantieri, trasparenza e sostenibilità relativi alle opere previste per le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali 2026, elaborato sui dati forniti dalla Società Infrastrutture Milano-Cortina (SIMICO) aggiornati ad agosto. Il quadro che emerge dall’analisi è al contempo impietoso e preoccupante, conferma tutte le critiche e le contestazioni ai Giochi Invernali 2026 e alla sua macchina organizzatrice: condividiamo una nostra lettura del rapporto, aggiungendo le ragioni alla base della rivendicazione sull'Opzione zero, per le opere del dossier olimpico ancora aperte - e per tutti grandi eventi dannosi che proveranno a imporci in futuro.
🏘 La "Società della Casa" del Comune e la scarsità artificiale di abitazioni a Milano
🔍 La Giunta comunale di Milano, con la Deliberazione n. 1225 del 28 settembre 2026, ha avviato il percorso di costituzione di una "Società della Casa" insieme a MM S.p.A. Il passaggio, denuncia il sindacato inquilini SICET, è quello in cui si stabilisce che la società potrà ricevere in conferimento immobili del Comune, a seguito dei passaggi autorizzativi previsti dalla legge regionale del 2016.
❗️Tradotto: alloggi e interi stabili che oggi sono “case popolari” (SAP) verrebbero trasformati in alloggi a canone calmierato destinati a inquilini con redditi superiori, con maggiori garanzie e disponibilità economiche. Rileggendo le precedenti delibere, i primi stabili ad essere interessati potrebbero essere gli edifici storici di via Jacopino da Tradate in zona Mac Mahon e quelli di viale Lombardia nel quartiere di via Padova.
📉 Il quadro è quello di una riduzione della risposta pubblica all'emergenza abitativa, in linea con l'indirizzo di valorizzazione del patrimonio attuato da Regione Lombardia e ALER Milano. Il Comune giustifica l'operazione con "il bisogno di lavoratori a reddito medio" - non sappiamo se significhi che vuole rispondere a un'esigenza di chi lavora o a quella di attrarre questo tipo di lavoratori. Ma il ceto medio impoverito (chi guadagna 1.500 euro al mese), oggi è in lista d'attesa per un alloggio SAP: quindi, non sarà certo lui il destinatario di queste valorizzazioni, che prevedono assegnazioni per chi ha un ISEE fino a 40.000 euro.
🗣 Si sottraggono case ERP a chi è già in coda per darle a chi ha più risorse, ma resta comunque potenzialmente escluso da un libero mercato degli affitti ormai impazzito, invece di imporre regolamentazioni a quest'ultimo (grandi fondi finanziari e medi multiproprietari). I numeri parlano chiaro: nel 2025 a fronte di 17.300 domande di casa popolare sono stati assegnati meno di 1000 alloggi. Ogni casa che esce dal circuito SAP è una famiglia lavoratrice che resta in lista e probabilmente sarà costretta ad andarsene da Milano prima di ricevere l'assegnazione.
✋ In una situazione in cui il bisogno abitativo è diversificato e frammentato, coinvolgendo non solo i ceti tradizionalmente afferenti all'edilizia pubblica, ma anche una classe media sempre più spinta verso il basso, il Comune rinuncia a sanare una condizione di scarsità tutta artificiale di abitazioni (dovuta a incuria degli enti pubblici e migliaia di case tenute colpevolmente vuote, sostituzione dell'ERP con l'housing sociale, privatizzazione degli studentati) favorendo dinamiche di espulsione degli ultimi e favorendo una "guerra tra poveri e impoveriti".