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Телеграм канал «Codex Of Secrets - Oltre la verità»
Codex Of Secrets - Oltre la verità
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Benvenuti a "Codex of Secrets: Oltre la Verità", il tuo canale segreto che ti aprirà le porte di un mondo sconosciuto e ti svelerà le verità nascoste dietro le quinte della storia e delle cospirazioni contro l'umanità.
I 689.003: QUANDO FACEBOOK SPERIMENTAVA SULLE EMOZIONI DEGLI UTENTI
Nel gennaio 2012, ben 689.003 persone furono coinvolte, a loro insaputa, in un esperimento psicologico condotto da Facebook.
Per un'intera settimana, la piattaforma modificò il proprio algoritmo per ridurre selettivamente la visibilità dei messaggi positivi o negativi pubblicati dagli amici degli utenti coinvolti. Lo scopo era verificare se, intervenendo sui contenuti mostrati, fosse possibile influenzare anche le loro reazioni emotive.
I risultati, pubblicati nel 2014 sulla rivista scientifica PNAS, confermarono che la selezione delle informazioni poteva produrre cambiamenti piccoli, ma misurabili, nel linguaggio emotivo utilizzato dalle persone. In pratica dimostrava che non occorreva inventare notizie o impedire a qualcuno di esprimersi. Bastava modificare ciò che gli utenti vedevano.
E tutto avveniva senza che i diretti interessati sapessero di partecipare a una ricerca sul proprio comportamento.
Ma l'aspetto più interessante è che quell'esperimento mise in evidenza un meccanismo che oggi fa parte della nostra quotidianità. Gran parte delle informazioni che riceviamo su guerre, crisi economiche, emergenze sanitarie e decisioni politiche passa attraverso piattaforme che selezionano e ordinano i contenuti secondo criteri che spesso non conosciamo. Gli algoritmi stabiliscono quali notizie meritino maggiore visibilità, quali debbano comparire ripetutamente sui nostri schermi e quali finiscano per passare inosservate. Non è necessario alterare i fatti per influenzare il modo in cui vengono percepiti. Può essere sufficiente decidere a quali dare risalto e quali lasciare ai margini dell'attenzione pubblica.
Ed è proprio qui che emerge una questione più profonda. Siamo abituati a pensare alla propaganda come a qualcosa che ci viene raccontato per convincerci di una determinata verità, dimenticando che esiste anche un'altra possibilità: influenzare la nostra percezione della realtà scegliendo quali informazioni mostrarci e quali lasciare nell'ombra.
In fondo, come possiamo formarci un'opinione realmente indipendente se non sappiamo nemmeno quali informazioni vengono escluse da ciò che vediamo?
Forse il controllo più difficile da riconoscere non è quello che ci impedisce di parlare, ma quello che, senza farsi notare, contribuisce a stabilire ciò di cui parleremo.
Un tempo la privacy era un diritto da tutelare. Oggi, per leggere una notizia online, sempre più spesso ci viene chiesto di scegliere: accettare la profilazione dei nostri dati oppure pagare.
Un modello commerciale che ha attirato persino l'attenzione del Garante della Privacy, sollevando interrogativi sulla reale libertà del consenso.
Perché quando il rifiuto di essere tracciati ha un prezzo, viene spontaneo chiedersi quanto sia davvero libera la nostra scelta.
E se la privacy stesse diventando un privilegio per chi può permetterselo?
IL PREZZO DI UN DIRITTO
Chi orienta le nostre scelte? Su @CodexOfSecrets seguiamo le tracce del potere tra propaganda, storia e sorveglianza.
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Secondo l'OCSE, l'Italia ha dimostrato una buona capacità di resistere alle crisi. Eppure, le prospettive di crescita rimangono inferiori all'1% annuo. La chiamano resilienza. Ma fino a che punto possiamo considerare un successo la capacità di sopportare un continuo peggioramento delle prospettive economiche?
E se l'attuale sistema fosse interessato soprattutto a mantenere l'Italia abbastanza stabile da continuare a pagare i propri creditori, senza preoccuparsi altrettanto della prosperità dei cittadini?
Un Paese che non deve necessariamente crescere, purché continui a pagare.
Nel nuovo dossier di Codex of Secrets analizziamo il rapporto OCSE, il ruolo del debito pubblico e gli interessi che possono nascondersi dietro la parola stabilità.
ITALIA: UN PAESE A CRESCITA CONTROLLATA
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Il governo britannico ha cancellato il progetto nazionale di identità digitale. Una vittoria per la privacy e le libertà individuali?
Non proprio.
Mentre l'opinione pubblica viene rassicurata, le infrastrutture digitali continuano a espandersi, come confermato dagli stessi funzionari governativi durante un'audizione parlamentare.
Forse il vero cambiamento non consiste nell'imporre un sistema, ma nel renderlo progressivamente indispensabile, fino a quando rinunciarvi diventa quasi impossibile.
Il Digital ID è stato cancellato. Ma che cosa è cambiato realmente?
L'IDENTITÀ CHE NON SCOMPARE
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C’è ancora un luogo che abbiamo sempre considerato inviolabile: la nostra mente.
Ma le nuove neurotecnologie stanno iniziando a trasformare l’attività cerebrale in qualcosa che può essere registrato, interpretato e tradotto in dati. Per ora siamo ancora lontani dalla lettura dei pensieri come la immaginiamo nei film. Ma il confine si sta spostando.
E quando anche ciò che accade nel cervello diventa misurabile, la domanda cambia completamente:
Quanto resterà ancora davvero privato?
L’ULTIMO CONFINE: QUANDO ANCHE I PENSIERI DIVENTANO DATI
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L'inclusione e la lotta contro ogni forma di discriminazione sono diventate due dei principi più celebrati della società contemporanea. Governi, istituzioni e grandi aziende ne hanno fatto una bandiera, richiamandosi continuamente al rispetto e all'uguaglianza. Eppure, basta che entrino in gioco determinati interessi perché questi stessi principi sembrino perdere il loro carattere universale.
Secondo quanto riportato da Haaretz il 12 ottobre, alcune compagnie aeree avrebbero introdotto restrizioni per gli equipaggi stranieri diretti in Israele, in seguito al dirottamento da parte di un copilota omanita della Flydubai.
Di conseguenza, professionisti qualificati potrebbero essere esclusi da determinate rotte semplicemente per la loro cittadinanza, senza che venga contestata loro alcuna responsabilità personale.
È curioso osservare come un singolo episodio possa giustificare restrizioni collettive che, in altri contesti, verrebbero denunciate come discriminatorie. Una dinamica che, per certi aspetti, ricorda quanto accaduto durante l'emergenza Covid, quando la tutela della sicurezza collettiva venne invocata per giustificare limitazioni che fino a poco tempo prima sarebbero sembrate impensabili.
Il paradosso sta proprio qui: principi presentati come universali finiscono per diventare negoziabili quando entrano in conflitto con gli interessi di chi li promuove.
E allora viene spontaneo chiedersi se l'inclusione sia davvero un valore irrinunciabile oppure un principio da applicare soltanto quando le circostanze lo consentono.
Haaretz, 12 ottobre 2026
https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-10-12/ty-article/report-airlines-limit-foreign-crew-on-israel-flights-after-flydubai-incident/000001a1-2f58-d1b4-a5fb-afdc826f0000
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LA CO₂ È DIVENTATA UN AFFARE MILIARDARIO. MA CHI PAGA DAVVERO?
Con la giustificazione dell'emergenza climatica, gli Stati incassano miliardi attraverso il mercato delle emissioni, mentre una parte dei costi finisce inevitabilmente sui cittadini, attraverso bollette, carburanti e beni di consumo.
Ma dove finiscono realmente questi soldi? E chi trae beneficio da un sistema che trasforma le emissioni in una fonte di entrate pubbliche?
Un paradosso economico di cui si parla troppo poco.