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ISRAELE ATTENDE LA CONTA DEI VOTI, IL MONDO LA GUERRA CONTRO L'IRAN
Il leader delle opposizioni, Gadi Eisenkot, è aperto a guidare un governo di minoranza con il sostegno (tramite astensione) dei partiti arabi, un'apertura che dovrebbe estendersi anche al partito di Naftali Bennet e Yair Lapid, mentre Yair Golan, leader dei Democratici, ha esplicitamente invocato un governo con essi.
Era ovvio che Netanyahu avrebbe riservato sorprese, la prima delle quali è arrivata: lo Shin Bet, guidata dal suo fedelissimo David Zini (vedi the7eye.org sulla “politicizzazione” dell’Intelligence interna), sta indagando su asserite ingerenze straniere nelle elezioni.
Uno sviluppo prevedibile, tanto che ieri il New York Times, dopo aver riferito che gli osservatori elettorali non avevano registrato problematiche, aggiungeva: “Tuttavia, alcuni esperti sostengono che i funzionari governativi sembra che stiano gettando le basi per minare la fiducia nel processo elettorale, in modo da poter poi contestare un risultato sfavorevole definendolo fraudolento”.
Intorbidire le acque per destabilizzare, confondere gli avversari, farli giocare secondo le regole del proprio gioco, che spesso è un gioco di prestigio, tecniche che Re Bibi maneggia con perizia. Non per nulla è al potere da decenni; un potere che da Tel Aviv s’irraggia sul mondo intero grazie alla sua pervasiva influenza sulla politica estera imperiale.
Avendo vinto le elezioni – vinte perché, pur avendo perso, non ha subito una disfatta nonostante l’avversione di tanto potere globale – sta cercando di concretizzare…
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29 окт, 17:50
LA PARTITA SUL PETROLIO VENEZUELANO SI GIOCA A VANTAGGIO DI WASHINGTON
Tutto è nero su bianco, tutto dettagliato. Ma tale precisione si ferma quando si passa alle entrate promesse a Caracas. Infatti, riguardo i circa 200 miliardi di dollari che la Casa Bianca aveva assicurato al Venezuela nell’arco di 25 anni, non esiste nessun obbligo esplicito.
Quando ha annunciato quello che ha definito l’accordo del secolo sul petrolio venezuelano, Trump ha venduto l’intesa come un affare per tutti: enormi guadagni per gli Stati Uniti e ben 200 miliardi di dollari che sarebbero finiti nelle casse venezuelane. Ma nel contratto che dovrebbe inaugurare la rinascita petrolifera del Venezuela non c’è nessuna garanzia che quei soldi arrivino davvero a Caracas. Gli interessi americani, invece, sono messi nero su bianco: dai prezzi scontati di cui godrà la compagnia petrolifera americana, al totale controllo statunitense della società preposta alla produzione petrolifera.
È quanto emerge dall’inchiesta di ProPublica sull’accordo tra la PDVSA, la compagnia petrolifera dello Stato venezuelano, e la North American Blue Energy Partners (NABEP). Il documento di 18 pagine, firmato dal Segretario di Stato Marco Rubio e dal Segretario alla Guerra Pete Hegseth, assegna a Washington il 35% della società madre della NABEP e assicura agli Stati Uniti il 20% del petrolio prodotto al prezzo stracciato di 30 dollari al barile. Non solo, il contratto garantisce anche un diritto di prelazione sulle forniture rimanenti per i prossimi cinquant’anni; inoltre, in caso di emergenza nazionale (statunitense, ovviamente), Washington potrà rivendicare l’intera produzione.
Il controllo non si ferma al greggio: gli Stati Uniti avranno la maggioranza nel…
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28 окт, 18:00
LE ELEZIONI ISRAELIANE E LE MINACCE CONTRO L'IRAN
Le opposizioni vanno peggio di quanto previsto dai sondaggi, ma resta l'opzione di un governo di minoranza sostenuto dai partiti arabi, che peraltro era l'unico scenario realistico perché potessero governare.
Le elezioni israeliane vedono l’affermazione della coalizione guidata da Netanyahu, che però non ha i numeri per formare un governo. Così Bibi tenterà di dar vita a un governo di unità nazionale, con o senza i partiti di ultradestra. Le opposizioni vanno peggio di quanto previsto dai sondaggi, ma resta l’opzione di un governo di minoranza sostenuto dai partiti arabi, che peraltro era l’unico scenario realistico perché potessero governare.
L’unica differenza rispetto alle prospettive emerse durante la campagna elettorale sono i voti presi della coalizione di governo e, in particolare, dal Likud, che sono risultati più del previsto, con ovvio decremento dei voti indirizzati alle opposizioni. Una differenza che dovrebbe permettere al presidente Isaac Herzog di incaricare Netanyahu di formare il governo, dandogli agio di dar fondo a tutte le sue capacità politiche per tentare di aggregare a sé le opposizioni. Le spinte per un governo di unità nazionale arriveranno anche dall’estero, incrementando la sua capacità attrattiva.
Da vedere se le opposizioni resisteranno alle sirene per tentare ugualmente la via di un governo di minoranza o cederanno…
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28 окт, 17:36
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