Nel 1973 è apparsa diverse volte, lacrimando e sanguinando, la Madonna ad Akita in Giappone, rivelando ad una Suora Cattolica affetta da sordità, devastanti profezie,
se l'Umanità non si ravvedrà ritornando a Dio
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⚠️ SHOCK ENERGETICO E RISPOSTE EUROPEE: TRA COORDINAMENTO E STRATEGIE NAZIONALI❗️
Filippo Viciani
🔴 Lo shock energetico causato dall'interruzione dello Stretto di Hormuz ha portato a un forte aumento dei prezzi del petrolio e a un'ondata di inflazione in Europa. I governi europei hanno adottato misure emergenziali e cooperativo, come il rilascio di 400 milioni di barili di riserve strategiche e l'adattamento degli obiettivi di stoccaggio. Nonostante i progressi del Green Deal e di REPowerEU, la crisi ha rivelato fragilità strutturali del sistema energetico UE, come l’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili e l’esposizione geopolitica.
Sommario ⬆️
⏹️ L'escalation del conflitto in Medio Oriente, il danneggiamento di importanti infrastrutture energetiche nel Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato la più grande interruzione di fornitura petrolifera nella storia del mercato globale.
🔸️ Lo shock energetico ha generato un’elevata volatilità dei prezzi del petrolio: le quotazioni del greggio Brent hanno raggiunto una media di circa 103$ al barile a marzo e potrebbero toccare un picco di 115$ nel secondo trimestre del 2026, per poi diminuire gradualmente in caso di riduzioni nell’interruzione dell’offerta.
🔸️ Di fronte a questo scenario, i governi europei si sono trovati a dover fronteggiare un rapido aumento dei costi dei carburanti e dell’energia, tradottosi in inflazione diffusa, con conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e crescente difficoltà per il sistema produttivo.
🔸️ Se il processo di transizione energetica, intrapreso col Green Deal europeo e rafforzato dal piano REPowerEU, ha fornito all’UE margine di sicurezza che, nel 2022, allo scoppio della precedente crisi energetica, non esisteva, la più recente crisi ha agito come un vero e proprio “stress test”.
🔸️ Essa ha evidenziato le profonde fragilità della catena logistica europea, ancora profondamente inadeguata: l’eccessiva dipendenza tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas, la concentrazione geopolitica dei fornitori e l’ancoraggio strutturale ai combustibili fossili.
🔸️ Mentre la risoluzione delle vulnerabilità strutturali richiede strategie comunitarie di lungo periodo, l’urgenza del momento ha imposto un approccio pragmatico, articolatosi su un duplice piano.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
👉 @demgiulib2
Non c'è dubbio: gli insulti del conduttore televisivo russo Solovyov rivolti a Giorgia Meloni sono rozzi, sgradevoli, non appropriati a chi fa il comunicatore di mestiere. Volgarità gratuite che non rendono giustizia alla grande storia russa e alla sua tradizione culturale. Da chi vive nella terra di Tolstoj, Dostoevskj, Cechov, Gogol mi aspetterei modalità ben diverse per esprimere posizioni politiche.
Però mi stupisce (o forse no) la reazione incredibilmente sproporzionata del carrozzone politico-mediatico nostrano, che evidentemente non vede l'ora di potersi aggrappare a ogni pretesto per alimentare la surreale, folle e controproducente campagna di russofobia in atto, nonostante le recenti atrocità commesse da quelli che definiamo "alleati" l'abbiano evidentemente indebolita e logorata, smascherandone l'insostenibile ipocrisia di fondo.
Soprattutto perché come al solito la reazione a questo fatto evidenzia l'ormai cronico doppio standard dei nostri, i quali fingono di ignorare la pioggia di insulti che i nostri operatori della comunicazione (e anche qualche politico particolarmente invasato) rivolgono quasi quotidianamente al loro presidente. Persino l'inquilino del Quirinale, che a suo tempo si spinse fino a paragonarlo a Hitler, oggi si dice indignato. Eppure dovrebbero sapere che chi semina vento raccoglie tempesta.
E poi perché noi stiamo assistendo più o meno in contemporanea a qualcosa di ben più grave di un presentatore televisivo che rivolge improperi a un capo di governo straniero, perché la cronaca geopolitica è monopolizzata da un tizio che ha ormai totalmente sdoganato l'insulto - quasi il rutto - libero come mezzo di comunicazione ordinario. Che commenta eccidi con la leggerezza di chi sta prendendo un caffè al bar, pubblica video con balletti a corredo di immagini di distruzione, minaccia gente un giorno sì e l'altro pure. E occhio, non è un giornalista, ma il presidente degli Stati Uniti D'America. Uno che i leader degli altri Paesi non solo li insulta, ma li fa anche rapire o saltare in aria.
E allora, basta confrontare la reazione generalmente tiepida se non addirittura indifferente o persino servile alle sparate di Trump, rispetto al polverone che hanno immediatamente alzato dopo le parole di Solovyov, per capire che non c'è nulla di sincero in questo fintamente indignato vittimismo di facciata, che serve obiettivi politici ben precisi.