Questo è Tzvi Sukkot, parlamentare israeliano, mentre piccona un memoriale dedicato ai martiri palestinesi, vicino a Nablus, in Cisgiordania. È scortato dall’esercito israeliano.
Non è un cittadino qualunque: è un deputato del Parlamento e rappresenta, come tanti altri, la "democrazia" israeliana.
Ed è sempre Tzvi Sukkot, anche presidente della Commissione sull’Istruzione, mentre nelle sue incursioni terrorizza il personale delle scuole palestinesi e sequestra pericolosissimi materiali: come una cartina dello Stato di Israele che raffigura anche la bandiera palestinese.
Materiale sequestrato orgogliosamente perché “terroristico”. D’altronde non c’è da stupirsi: persino gli aquiloni dei bambini di Gaza sono “atti di terrorismo”.
Ricordiamoci anche di questo parlamentare quando i difensori ciechi di Israele ripeteranno, come una litania, che “Israele non è Ben Gvir”.
No. Infatti Israele è anche Sukkot, Bezalel Smotrich, Daniela Weiss, le decine di migliaia di coloni inferociti e via dicendo.
⚠️ ELOGIO DELL’IDENTITÀ IMPURA❗️
Francesco Coniglione
🔴 L'articolo di Francesco Coniglione critica l'identitarismo che concepisce l'identità come un'essenza pura da custodire contro l'universalismo moderno. L'autore riconosce le origini legittime di questa critica nel bisogno di riconoscimento e radici, ma ne segnala il limite nella trasformazione delle identità in forme rigide e chiuse. Le identità reali sono invece impure, il risultato di ibridazioni e trasformazioni storiche. Una politica egualitaria deve difendere le identità non come reliquie immobili, ma per renderle abitabili, sottraendole sia alla mercificazione del mercato globale (l'omologazione) sia alla paura della perdita, riconoscendo che la loro forza risiede nella capacità di mutare senza dissolversi.
Sommario ⬆️
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⏹️ Si parla continuamente di “identità”. La si invoca nei comizi, nei manifesti, nei convegni, nelle polemiche culturali. La si pronuncia come una parola sacra, una formula di protezione, un talismano contro il disordine del mondo.
🔘 Bisogna difenderla, custodirla, salvarla dalla contaminazione. L’identità appare così come un bene fragile e immobile: una statua antica minacciata dalla polvere, dal tempo, dagli stranieri, dalla modernità, dalle mescolanze.
🔘 L'identitarismo attuale si riassume in una formula: ogni popolo, ogni civiltà, ogni comunità storica possiede una forma propria, un modo peculiare di abitare il mondo, una memoria, una lingua, un insieme di valori, simboli e consuetudini che devono essere difesi contro l’omologazione universalistica.
🔘 Secondo questa prospettiva, l’universalismo moderno, erede dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese, del liberalismo egualitario e poi del marxismo, avrebbe dissolto le differenze concrete nel nome di un’umanità astratta, senza volto, senza radici, senza appartenenze.
🔘 L’uomo universale sarebbe, in realtà, l’uomo sradicato: non più figlio di una storia determinata, ma individuo intercambiabile, consumatore globale, atomo senza memoria.
🔘 Questa critica non è priva di fondamento. Una certa modernità ha effettivamente pensato l’uomo come se potesse essere separato dalle forme storiche della sua esistenza.
🔘 Ha immaginato un individuo razionale, proprietario, autonomo, formalmente eguale agli altri, ma spesso privo di lingua, terra, memoria, corpo, classe, appartenenza: un individuo da contratto, non da comunità.
🔘 Molte culture progressiste, soprattutto negli ultimi decenni, hanno sottovalutato la forza dell’appartenenza, lasciando alla destra il monopolio emotivo dell’identità.
🔘 Hanno creduto che bastasse parlare di diritti per rispondere al bisogno di riconoscimento; di cittadinanza per rispondere al bisogno di radici; di libertà individuale per rispondere alla paura dello sradicamento.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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