COMUNICATO – UN SISTEMA CHE FA RABBRIVIDIRE
C’è una realtà di cui si parla troppo poco e che dovrebbe indignare ogni cittadino.
In Italia esiste un sistema di strutture – case famiglia e comunità per minori – che ricevono finanziamenti pubblici giornalieri per ogni bambino ospitato. In molti casi la retta può arrivare fino a 300 euro al giorno per minore.
Tradotto: più bambini ospitati, più soldi entrano.
Quando un sistema economico funziona così, il rischio è evidente.
La sopravvivenza delle strutture dipende dal numero di minori presenti.
Questo significa che esiste un meccanismo perverso nel quale l’allontanamento dei bambini dalle famiglie diventa, di fatto, la condizione economica per mantenere in piedi l’intero sistema.
È un modello che pone una domanda inquietante:
può davvero esistere un sistema di tutela dei minori che vive economicamente del loro allontanamento?
Se una struttura smette di ricevere minori, smette di ricevere soldi.
Se smette di ricevere soldi, chiude.
È un paradosso enorme.
È come dire che bisogna produrre malati perché altrimenti gli ospedali falliscono.
Quando in gioco ci sono bambini, famiglie distrutte e soldi pubblici, anche il solo rischio di un conflitto di interessi dovrebbe essere considerato inaccettabile.
Questo non significa negare che esistano situazioni drammatiche in cui l’allontanamento sia necessario.
Ma proprio per questo il sistema dovrebbe essere blindato da controlli, trasparenza e garanzie assolute.
Invece troppo spesso tutto questo rimane opaco.
Quanti soldi pubblici vengono spesi ogni anno?
Chi controlla davvero queste strutture?
Quanti bambini potrebbero essere aiutati rimanendo nella propria famiglia con un sostegno adeguato?
Sono domande che non possono più essere ignorate.
Perché quando la protezione dei minori rischia di trasformarsi in un settore economico alimentato dal dolore delle famiglie, allora non siamo più di fronte a un sistema di tutela.
Siamo davanti a uno scandalo che merita verità, controlli e coraggio politico.
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