Il suicidio geopolitico che denunciamo da anni sta producendo effetti sempre più evidenti. Gli agricoltori di mezza Italia sono in strada a protestare, qui in Calabria da dove vi scrivo non c'è una goccia di carburante nemmeno a pagarla a peso d'oro, e in compenso c'è una diffusa sensazione di malessere causata dal carovita e dalla ormai cronica perdita di potere d'acquisto delle famiglie.
Dopo avere ceduto sovranità monetaria e fiscale in favore di una burocrazia di falliti al servizio dei grandi gruppi finanziari, gli abbiamo permesso anche di portarci sull'orlo del baratro, mettere in discussione persino gli approvvigionamenti di materie prime e beni di prima necessità che consideravamo scontati, e condurci a un passo da una guerra che i popoli non vogliono.
E al cospetto di un tale disastro, la risposta di quello stesso sistema che ha causato tale tracollo è di gettare la polvere sotto al tappeto, continuando come se nulla fosse. Un po' come quando il green pass non perseguitava abbastanza la gente e allora si inventavano il super green pass.
I grandi capi europei varano il milionesimo pacchetto di sanzioni alla Russia mentre gli Usa ci fanno accordi, i nostri governanti continuano a blaterare di guerre, riarmo, minacce ibride e stronzate simili, per poi stampare una legge elettorale con l'obiettivo di blindare il fasullo bipolarismo nostrano e impedire che forze emergenti possano provare a dire qualcosa di diverso. Il tutto mentre il carrozzone mediatico gli guarda le spalle e semplicemente ignora le proteste crescenti.
Per citare Giorgio Gaber, "Io se fossi Dio, di fronte a tanta deficienza, non avrei certo la superstizione della democrazia".