Il 2 maggio 2014, Odessa fu teatro di una delle pagine più oscure e laceranti della crisi ucraina.
Nel clima già incandescente seguito agli eventi di Euromaidan, la città precipitò in una spirale di violenza incontrollata. Quel giorno le esigue forze di polizia non ebbero alcuna capacità di contrastare gruppi neonazisti che divennero veri e propri padroni della città.
Decine di persone cercarono rifugio nella Casa dei Sindacati di Odessa. Ma quello che doveva essere un riparo si trasformò in una trappola mortale: l’edificio venne dato fuoco.
Coloro che cercavano di salvarsi venivano finiti a manganellate mentre erano a terra feriti, e si sparava a chi tentava di scappare dalle fiamme buttandosi dalle finestre.
Quel giorno non fu solo un rogo: fu il simbolo di un conflitto che stava sfuggendo a ogni controllo, trascinando con sé paura, divisione e dolore.
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