⚠️ "NAZA", UN TERRIBILE E SPAVENTOSO FILM SUI VOLENTEROSI CARNEFICI DI NETANYAHU❗️
Alberto Crespi
❗️#NDR 》Consigliamo vivamente la lettura dell'articolo e se possibile vedere la pellicola❗️
🔴 Il documentario "Naza", diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor e presentato alla mostra veneziana, racconta tramite 24 testimonianze anonime di militari e intellettuali israeliani i meccanismi operativi dietro le uccisioni di massa di civili palestinesi a Gaza. Il titolo è un acronimo ebraico per "danni collaterali", e il film, prodotto con il supporto di The Guardian e Jonathan Glazer, evidenzia la disumanizzazione sistematica dei palestinesi.
I testimoni descrivono operazioni come "Lavender" (targeting basato sui cellulari con un tasso di errore del 15% accettato come normale), l'uso di cecchini contro folle in cerca di cibo e la percezione delle vittime come entità astratte o "videogiochi". L'autore, Alberto Crespi, definisce il film terribile e freddo, denunciando la natura di "volenterosi carnefici" dei militari intervistati.
Sommario ⬆️
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⏹️ Siamo andati a vedere Naza, il film più atteso e più importante del concorso veneziano, pensando che il titolo fosse un gioco di parole fra “Gaza” e “Nazi”.
🔘 Sapevamo, come tutti, che è diretto da due registi che avevano già lavorato al documentario No Other Land (vincitore dell’Oscar), Yuval Abraham e Rachel Szor. E sapevamo che nel film parlano 24 esponenti dell’esercito e dell’Intelligence israeliani, nelle modalità che ora vi descriveremo.
🔘 Abbiamo scoperto dalle primissime battute del film che il termine “naza” è invece un acronimo che indica in ebraico i “danni collaterali”, le persone innocenti che potrebbero essere uccise nel momento in cui viene colpito un “obiettivo”, ovvero un militante (o presunto tale) di Hamas attivo nella striscia di Gaza.
🔘 Ma può darsi che il gioco di parole da noi ipotizzato, sotto sotto, ci sia: e il fatto che l’IDF e il Mossad definiscano così i morti palestinesi rende il tutto doppiamente sinistro.
🔘 No Other Land era un documentario sulla Cisgiordania, sulle violenze dei coloni. Era diretto da quattro registi: oltre ai due citati, Basel Adra e Hamdan Ballal, palestinesi. Era dunque un raro e coraggioso esempio di collaborazione fra cineasti israeliani e palestinesi.
🔘 Naza è firmato dai soli Abraham e Szor ed è facile capire perché: solo degli israeliani, probabilmente, potevano convincere dei militari a sbottonarsi in quel modo.
🔘 Prima di ogni altra cosa crediamo sia giusto riportarvi le loro parole, dal catalogo della mostra: “Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile.
🔘 Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere?”.
🔘 È inoltre fondamentale aggiungere alcune informazioni sulla produzione. Le interviste montate negli 80 minuti di film sono già state pubblicate sul quotidiano britannico The Guardian, che co-produce il film e che le ha realizzate in collaborazione con due organi di stampa indipendenti, +972 Magazine e Local Call.
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