Come in Libia, Siria, Iraq, Afghanistan giusto per fare qualche esempio recente, l'asse americo-sionista sta provando a ripetere per l'ennesima volta il giochino della rivoluzione colorata da fomentare prima e sostenere poi, per destabilizzare il malcapitato Paese di turno, il cui popolo guarda caso non viene mai "liberato", ma piuttosto finisce sempre puntualmente dalla padella alla brace.
Lo schema è sempre lo stesso: si strumentalizzano pur legittime rivendicazioni civili e sociali di cui però agli aspiranti mecenati "liberatori" occidentali non frega nulla, per raggiungere il malcelato obiettivo di papparsi risorse altrui e occupare qualche ambita casella dello scacchiere geopolitico, anche a costo di seminare caos, destabilizzazione, guerre civili, con annesse mutilazioni di quello stesso popolo che a parole si intenderebbe "salvare" ed emancipare.
Nel contempo alle opinioni pubbliche viene pomposamente data in pasto la giusta causa che chiunque sosterrebbe, la madre di tutte le battaglie civili e democratiche, quella di un popolo schiacciato e impoverito che reclama diritti, opportunità, dignità. Che tra l'altro permette anche alla gente di sentirsi fortunata nel vivere nel democratico e liberale occidente, dove in fondo il peggio che ti possa capitare è prenderti una pallottola in faccia da un poliziotto o venire trascinato via di peso se sventoli una bandiera palestinese per strada. O magari che annullino le elezioni che hai appena vinto e ti arrestino.
E guarda caso lorsignori danno sempre grande risalto alla fame di giustizia degli oppressi, in un tripudio di impettite e roboanti interviste e pompose dichiarazioni di sostegno e solidarietà. A patto che la rivoluzione di turno sia lontana dai loro palazzi, sia chiaro.
Infatti, così su due piedi, se vado a memoria li ricordo meno solidali con gli agricoltori di mezza Europa che proprio in questi giorni spargono letame davanti ai palazzi delle istituzioni europee, o verso "gli ingrati del benessere francese" che sfasciano tutto perché gli tolgono le pensioni, oppure ancora con i greci scesi massivamente in piazza contro l'austerity che gli stava chiudendo i rubinetti bancari per prendersi i loro asset pubblici, lasciando i loro figli senza cure.
Ma evidentemente per costoro la rivoluzione è bella solo quando il popolo che si desta e inizia a prendere a calci in culo i tiranni non è il loro, né quello dei loro compari.
Francesco Forciniti