⚠️ UE, RITORNO ALLA REALTÀ: IL FALLIMENTO STRATEGICO DELLE ÉLITE❗️
Francesco Pontelli
🔴 Francesco Pontelli attribuisce il declino dell'UE al fallimento strategico delle sue élite, che hanno sostituito la diplomazia con l'ideologia, ignorando le opportunità di dialogo dal 1989 e la lezione della Ostpolitik di Willy Brandt. L'autore critica le sanzioni autolesioniste che hanno ridotto l'Europa a spettatrice subordinata agli USA, soffocandone la competitività economica e energetica. Per invertire il processo, è necessario abbandonare l'ulteriore centralismo burocratico e preservare il diritto di veto degli Stati come presidio di sovranità. L'UE deve tornare a una cooperazione basata su interessi concreti e pragmatismo, riconoscendo che la burocrazia non può sostituire la politica, pena l'irrilevanza geopolitica definitiva.
Sommario ⬆️
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⏹️ Oggi, di fronte all’aggravarsi del quadro geopolitico e all’impoverimento energetico ed economico del continente europeo, è giunto il momento di compiere un’operazione di pura onestà intellettuale: prendere atto del fallimento strategico delle élite europee.
🔹️ L’attuale conflitto alle porte dell’Unione Europea non è nato dal nulla, ma si conferma l’esito naturale di trent’anni di miopia diplomatica.
🔹️ Se i vertici di Bruxelles e della NATO avessero avuto come obiettivo primario la costruzione di un’architettura di pace duratura, avrebbero valorizzato le storiche occasioni di integrazione e dialogo succedutesi dal 1989 in avanti, dalle tesi sulla «Casa comune europea» alle aperture del primo mandato di Putin.
🔹️ Si è scelta invece la via dell’isolamento e della contrapposizione, dimenticando del tutto la lezione di maestri del realismo politico come Willy Brandt.
🔹️ La sua Ostpolitik dimostrò che la stabilità e il cambiamento non si ottengono erigendo muri o perseguendo la forza, ma attraverso l’avvicinamento concreto, il rispetto reciproco e la continuità dei rapporti diplomatici ed economici.
🔹️ Ignorare queste radici storiche non significa giustificare le azioni dei belligeranti, ma evidenziare l’inadeguatezza di una leadership europea che ha scambiato l’ideologia per diplomazia.
🔹️ Il risultato di questa impostazione è sotto gli occhi di tutti: l’Unione Europea è stata retrocessa da potenziale attore globale a spettatrice irrilevante. Il paradosso si fa ancora più stridente sul terreno economico ed energetico.
🔹️ Mentre gli Stati Uniti muovono le proprie pedine sulla scacchiera globale con spregiudicato pragmatismo, tutelando prioritariamente i propri interessi commerciali e le proprie forniture, i Paesi europei vengono di fatto retrocessi al ruolo di sudditi.
🔹️ Prigioniera di sanzioni autolesioniste e dogmi ideologici, l’Europa si ritrova a pagare i costi più alti di una crisi che ne sta soffocando la competitività e minando il potere d’acquisto delle famiglie.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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Al di là della contingenza del momento legata all'impennata del prezzo dei carburanti, occorre denunciare l'esistenza di un piano ampio e articolato finalizzato a distruggere, piegare, schiacciare annientare tutto ciò che non rientra nei canoni della società neoliberista, perché considerato troppo piccolo o troppo poco redditizio.
In Europa si è insediata una autoproclamatasi élite di stralunati che ha deciso, fra le altre cose, che le attività agricole debbano essere portate al progressivo smantellamento, perché non sufficientemente legate alla logica del profitto, del PIL, della remunerazione del capitale. Per costoro coltivare la terra e produrre cibo è considerato un'inutile perdita di tempo, una cosa da "pezzenti", un'attività a basso rendimento che deve essere ridimensionata fino al minimo indispensabile, e l'obiettivo di lungo periodo è riconvertire il più possibile tale filiera verso altri tipi di attività.
Nella mente ormai totalmente annebbiata e scollegata dalla realtà di questi signori la difesa delle eccellenze agroalimentari non merita alcuna dignità. Un settore che rappresenta la nostra storia, la nostra identità, il nostro biglietto da visita nel mondo, oltre che la possibilità concreta di tenere il controllo su come ci nutriamo e restare sovrani almeno dal punto di vista alimentare, è percepito come un fastidioso peso che limita la crescita degli indicatori macroeconomici a loro così cari e riduce oltremisura i saggi di rendimento dei loro capitali. Quindi molto meglio mangiare porcherie non controllate importate dal terzo mondo o schifezze sintetiche fabbricate in laboratorio, per sostituire i pomodori con i pannelli solari, i trattori con i carri armati, gli alberi con i palazzi.
In Europa una tale, folle ideologia ormai interamente sconnessa dal vero senso di ciò che è (o forse era) l'umanità ha trovato nell'Unione europea la sua dogmatica incarnazione. Questo bisogna capire: il disagio e la sofferenza di milioni di persone appartenenti alle categorie più "popolari" non è un caso, ma il risultato voluto e cercato di politiche portate avanti deliberatamente. E fin quando staremo dentro la gabbia di un meccanismo istituzionale che - dietro il paravento del libero mercato - è stato costruito apposta per togliere ai tanti "piccoli" e contestualmente dare ai pochi "grandi", non potranno mai esserci risposte strutturali al problema delle disuguaglianze, del disagio e della sofferenza crescenti.