Al ministro degli esteri ucraino che chiede prove dell'attacco alla residenza presidenziale russa (foto 1) va tutta la mia simpatia - anch'io, per deformazione professionale, vorrei prove e ovviamente non ne ho. Non ne ho però nemmeno dei droni che, a detta non sua (almeno non mi pare) ma di tanti altri la Russia ha copiosamente diffuso in buona parte dell'Europa negli ultimi mesi, anzi anni: perché no, la foto del drone rattoppato col nastro isolante e appoggiato sul tetto di un pollaio moldavo, sul quale tanto abbiamo ironizzato tempo fa, non è una prova e non ci vorrebbe niente, da parte russa, a prendere due pezzi di drone, buttarli nel lago e ripescarli con gran fragore di conferenze stampa, e nessuno potrebbe dire con certezza che è vero o non è vero, così come nessuno può dire con certezza che è vero o non è vero il drone sul pollaio.
Questo purtroppo è un gioco al quale si può giocare in due, e ci stanno giocando anche i russi, che l'attacco ci sia o non ci sia stato. Tra l'altro ci stanno giocando bene: non hanno detto che i droni hanno colpito la residenza, non hanno detto nemmeno che ci sono andati vicino, hanno detto che erano diretti "verso" la residenza, cioè nella direzione generale di essa, e che sono stati abbattuti prima (anche centinaia di chilometri prima) che ci arrivassero. E nessuno può dire che è vero o non è vero, come nessuno può dire che il drone sul pollaio eccetera. Allego, nella foto due, quella che dalle parti nostre passa per prova dell'attività russa, e che se i russi volessero potrebbero replicare con una cartina altrettanto curata nella grafica e nei contenuti. È opera dell'IISS e mostra tutti gli attacchi "ibridi", divisi per tipo e bersaglio, che i russi hanno condotto in Europa addirittura dal 2018. Ci sono tutti: quelli "realisticamente possibili", quelli "probabili", quelli "molto probabili" e quelli "quasi certi". Manca una categoria, che è l'unica che ci interesserebbe: quelli certi. È un gioco, ripeto, che si può giocare in due.
Francesco Dall'Aglio
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