In una conferenza stampa di qualche ora fa Trump ha affermato che gli Stati Uniti se ne andranno dall’Iran entro due-tre settimane. Trump ha inoltre dichiarato “Se la Francia, il Regno Unito o qualsiasi altro paese vuole il petrolio o il gas… vadano a prenderselo direttamente nello Stretto di Hormuz… Dovrete imparare a difendervi da soli. Gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi”. La domanda è: in caso di ritiro degli americani, le operazioni militari da parte dell’Iran contro i paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti cesseranno o proseguiranno? E Israele, sempre in caso di ritiro, cosa farà in questo conflitto?
Il canale di Hormuz verrà riaperto? Con che tempistica eventualmente si può prevedere la sua riapertura?
Che prospettive ha la NATO a questo punto?
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti valuteranno dopo la guerra con l’Iran se la NATO ha ancora senso per loro e la decisione spetterà al presidente Trump.
Il vice-presidente JD Vance è il nuovo negoziatore americano per il Medio Oriente. Perchè questo cambio? E’ segnale di un cambio di rotta americano nei riguardi di Israele?
In Inghilterra uno studio speciale del Royal Institute of International Affairs, l’Istituto Reale per gli Affari Internazionali – uno dei centri studi o think tank più autorevoli a livello globale – noto come Chatham House, giunge alla conclusione che la sopravvivenza della relazione privilegiata tra Stati Uniti e Inghilterra non resisterà alla seconda amministrazione Trump.