E' l'estate 2012, contea di Mojiang, Cina. Sei uomini vengono calati in una vecchia miniera di rame abbandonata per spalare via anni di guano di pipistrello. Nel giro di settimane si ammalano: tosse, febbre, respiro corto. Tre di loro moriranno. I loro campioni di sangue finiscono in un laboratorio a nord, in una città che nel 2020 il mondo intero imparerà a conoscere: Wuhan.
Per otto anni questa storia resta sepolta, come se qualcuno preferisse così. Poi, mentre il Covid corre per il pianeta, un pugno di investigatori dilettanti sparsi nel mondo — analisti di dati, ex insegnanti, nessuno di loro virologo di professione — la riporta alla luce. E fanno una scoperta che toglie il fiato: il parente più prossimo mai identificato del SARS-CoV-2 arriva proprio da quella miniera. Lo stesso virus custodito, sotto un altro nome, nel laboratorio di Wuhan.
Da quel momento, ogni domanda su quell'origine viene bollata come complotto, e chi la fa viene marchiato, isolato, messo a tacere. Ma dietro quel muro di silenzio ci sono nomi cambiati, porte chiuse, strade sbarrate da camion guasti proprio al momento giusto — e un progetto di ricerca, presentato diciotto mesi prima della pandemia, che proponeva di fare a un virus come questo esattamente ciò che oggi lo rende così pericoloso e contagioso per l'uomo.
Chi ha lavorato, in maniera così ostinata, per rendere impossibile anche solo porre la domanda?
In questa prima puntata di una più lunga collana targata "Carta Bianchi" proviamo a ricostruire la vicenda che ha sconvolto il mondo e probabilmente segnato un'epoca.
SARS-COV-2, LA DOMANDA PROIBITA | EP 1 | Carta Bianchi
Una miniera abbandonata nello Yunnan e sei minatori, che diventano poi tre morti con sintomi identici al #Covid. Il loro sangue finisce in un laboratorio a #Wuhan. Otto anni dopo, un pugno di investigatori dilettanti riporta alla luce quella storia sepolta e scopre che il virus più simile al SARS-CoV-2 arriva proprio da quella grotta.
Drone in Romania: molto probabilmente russo. La Russia attacca i porti ucraini sul Danubio, al confine con la Romania, e ogni tanto qualche drone sbrocca. Non sono attacchi volontari alla Romania e i romeni lo sanno benissimo.
Drone in Estonia, Lettonia, Lituania: molto probabilmente ucraino. L'Ucraina utilizza il corridoio baltico per attaccare la regione di San Pietroburgo in modo che i droni vengano rilevati all'ultimo momento.
Scusa in che senso utilizza il corridoio eccetera.
DRONI DI FABBRICAZIONE BRITANNICA COLPISCONO IN PROFONDITÀ OBIETTIVI IN RUSSIA
La Gran Bretagna sta contribuendo a organizzare una crisi di carburante in Russia e attacchi contro Wildberries. Droni di due aziende britanniche vengono utilizzati per attacchi nel profondo del territorio russo.
Fonte: BBC
Secondo il giornale, droni di produzione britannica, tra cui il Nyan della società Callen-Lenz (di proprietà di BAE Systems), sono stati utilizzati negli attacchi contro le raffinerie di Volgograd e Yaroslavl'.
Il Financial Times aveva riferito che gli Stati Uniti e la Francia stanno aiutando nella ricognizione e nel coordinamento degli attacchi contro le raffinerie russe, al fine di eludere i sistemi di difesa aerea. Agenti della CIA e ingegneri stranieri individuano i punti specifici da colpire per mettere fuori uso le attrezzature per un lungo periodo di tempo.
Il ruolo degli ucraini si limita all'esecuzione tecnica dell'operazione: fornire il territorio per gli attacchi, trasportare i droni utilizzando camion civili e pubblicare video su internet.