TRUMP COME PERÒN?
Nei primi anni 50, Juan Domingo Peròn era all’apice del suo potere. Aveva il pieno supporto della classe politica e militare, ed era letteralmente osannato dalla popolazione argentina, per le significative riforme sociali che erano andate a beneficio dei più poveri. Edilizia popolare, voto alle donne e sicurezza sociale erano dei pilastri, apparentemente indistruttibili, del suo grande successo.
Nonostante il suo “socialismo” evidente, Peròn era anche riuscito ad ottenere il supporto degli industriali, grazie ad un sistema corporativo in cui sindacati, imprenditori e stato collaboravano sotto la guida del governo. Peròn aveva inoltre il pieno appoggio della Chiesa cattolica, alla quale aveva concesso il controllo dell’educazione religiosa nelle scuole.
Insomma, Peròn aveva tutto suo favore. E proprio sull’onda di questo successo inarrestabile, cominciò a perdere il senso della realtà e a considerarsi una specie di semidio, intoccabile, inarrivabile e insostituibile.
A partire dal 1954 il suo egocentrismo lo portò ad invadere progressivamente le sfere tradizionali della Chiesa (educazione, morale pubblica, carità) mentre promuoveva un culto della personalità che i vescovi percepivano sempre più come rivale della religione.
Ebbro del suo potere, Peròn soppresse l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche e lo sostituì con la “dottrina nazionale”, basata sulle “20 verità peroniste”. Subito dopo fece approvare una legge sul divorzio, nonostante il parere contrario della Chiesa. Infine portò a termine una effettiva separazione tra stato e Chiesa, mettendo fine al cattolicesimo come religione ufficiale, mentre attribuiva uguaglianza di diritti a tutte le altre confessioni.
Nei suoi discorsi pubblici divenne sempre più acido ed arrogante contro la Chiesa, accusando apertamente i vescovi di sabotare il governo e di interferire nella politica nazionale.
A quel punto la Chiesa si schierò contro di lui, e strinse una alleanza segreta con una frangia dei militari e con i partiti più conservatori. Ma il potere della Chiesa si fece sentire soprattutto dall’altare: da ogni pulpito, ogni domenica, in ogni chiesa del paese, i preti cattolici lanciavano anatemi contro Peròn, che nel frattempo era stato anche scomunicato dal papa.
Ma Peròn si riteneva indistruttibile: ebbro di potere, si era autoattribuito il titolo di “Libertador de la República” e aveva nominato la moglie Eva come”Leader spirituale della Nazione Argentina”.
Nel 1955 ci fu un colpo di stato guidato dai militari, con l’appoggio della Chiesa. Peròn dovette fare le valigie in fretta e furia, e si rifugiò in Paraguay. Nell’arco di poco più di un anno l’Intoccabile aveva perso tutto quello che aveva: potere apparentemente infinito, supporto popolare apparentemente incrollabile, popolarità personale con elementi di autocelebrazione divina. Tutto finito, tutto dissolto nel nulla, tutto archiviato nelle pagine della storia nell’arco di poche settimane.
Chissà come andrà a finire Donald Trump?
Massimo Mazzucco