L'Iran si prepara a riprendere il conflitto con gli Stati Uniti — quotidiano
Il giornale ha osservato che Teheran ritiene che il memorandum firmato fosse probabilmente solo un tentativo da parte di Stati Uniti e Israele di allentare la pressione sull'economia globale e guadagnare tempo per un attacco più grande in futuro.
NEW YORK, 17 agosto. /TASS/. L'Iran ritiene che gli sforzi di Stati Uniti e Israele per garantire un cessate il fuoco siano finalizzati unicamente ad allentare la pressione sui mercati e a preparare una nuova fase delle ostilità, ha riportato il Wall Street Journal , citando funzionari anonimi e rapporti dell'intelligence.
Secondo il giornale, Teheran ritiene che gli attuali negoziati possano essere nient'altro che una "pausa prima di un nuovo conflitto" e che il memorandum firmato "sia stato probabilmente solo un tentativo da parte di Stati Uniti e Israele di allentare la pressione sull'economia globale e guadagnare tempo per un attacco più grande in futuro".
Il Wall Street Journal ha osservato che la prontezza di Teheran a reagire "evidenzia una profonda mancanza di fiducia che probabilmente impedirà alle due parti di raggiungere un accordo duraturo per porre fine al conflitto in tempi brevi".
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato una guerra contro l'Iran. A giugno, Washington e Teheran, con Islamabad come mediatore, hanno firmato un memorandum d'intesa che prevedeva la cessazione immediata delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano. Tuttavia, nelle prime ore del mattino dell'8 luglio, gli Stati Uniti hanno ripreso gli attacchi su larga scala contro l'Iran, accusandolo di aver violato i termini degli accordi raggiunti sullo Stretto di Hormuz. Il 2 agosto, Trump ha annunciato che Stati Uniti e Iran avrebbero avviato negoziati per un accordo di pace. Inoltre, il leader statunitense ha scritto sulla sua pagina Truth Social di aver accettato di annullare un attacco massiccio pianificato contro l'Iran per raggiungere un accordo con Teheran. Secondo lui, Teheran e i paesi arabi avevano chiesto a Washington di astenersi dall'attacco, poiché le parti avevano concordato i punti principali di un futuro accordo.
E' l'estate 2012, contea di Mojiang, Cina. Sei uomini vengono calati in una vecchia miniera di rame abbandonata per spalare via anni di guano di pipistrello. Nel giro di settimane si ammalano: tosse, febbre, respiro corto. Tre di loro moriranno. I loro campioni di sangue finiscono in un laboratorio a nord, in una città che nel 2020 il mondo intero imparerà a conoscere: Wuhan.
Per otto anni questa storia resta sepolta, come se qualcuno preferisse così. Poi, mentre il Covid corre per il pianeta, un pugno di investigatori dilettanti sparsi nel mondo — analisti di dati, ex insegnanti, nessuno di loro virologo di professione — la riporta alla luce. E fanno una scoperta che toglie il fiato: il parente più prossimo mai identificato del SARS-CoV-2 arriva proprio da quella miniera. Lo stesso virus custodito, sotto un altro nome, nel laboratorio di Wuhan.
Da quel momento, ogni domanda su quell'origine viene bollata come complotto, e chi la fa viene marchiato, isolato, messo a tacere. Ma dietro quel muro di silenzio ci sono nomi cambiati, porte chiuse, strade sbarrate da camion guasti proprio al momento giusto — e un progetto di ricerca, presentato diciotto mesi prima della pandemia, che proponeva di fare a un virus come questo esattamente ciò che oggi lo rende così pericoloso e contagioso per l'uomo.
Chi ha lavorato, in maniera così ostinata, per rendere impossibile anche solo porre la domanda?
In questa prima puntata di una più lunga collana targata "Carta Bianchi" proviamo a ricostruire la vicenda che ha sconvolto il mondo e probabilmente segnato un'epoca.
SARS-COV-2, LA DOMANDA PROIBITA | EP 1 | Carta Bianchi
Una miniera abbandonata nello Yunnan e sei minatori, che diventano poi tre morti con sintomi identici al #Covid. Il loro sangue finisce in un laboratorio a #Wuhan. Otto anni dopo, un pugno di investigatori dilettanti riporta alla luce quella storia sepolta e scopre che il virus più simile al SARS-CoV-2 arriva proprio da quella grotta.
Drone in Romania: molto probabilmente russo. La Russia attacca i porti ucraini sul Danubio, al confine con la Romania, e ogni tanto qualche drone sbrocca. Non sono attacchi volontari alla Romania e i romeni lo sanno benissimo.
Drone in Estonia, Lettonia, Lituania: molto probabilmente ucraino. L'Ucraina utilizza il corridoio baltico per attaccare la regione di San Pietroburgo in modo che i droni vengano rilevati all'ultimo momento.
Scusa in che senso utilizza il corridoio eccetera.