Negare, minimizzare, rinviare: il copione sull’aumento dei casi di cancro
La Commissione Salute del Parlamento europeo rifiuta di fornire informazioni dettagliate sull’aumento dei casi di cancro. Domande ufficiali, numeri ufficiali, chiarimenti assenti. Il risultato non è una rassicurazione, ma l’ennesima crepa nel rapporto tra istituzioni e opinione pubblica.
Gerald Hauser (FPÖ), europarlamentare austriaco, presenta dati di Statistics Austria: +2.500 nuovi casi tra il 2001 e il 2011; +4.500 tra il 2011 e il 2020 (da 40.000 a 44.500); poi l’accelerazione da 44.520 a 48.360 in quattro anni, circa +4.000 casi. Una progressione che, letta in sequenza, suggerisce una crescita concentrata in tempi più rapidi.
Il Ministero della Salute austriaco risponde con la spiegazione standard: invecchiamento della popolazione. Più anziani, più diagnosi oncologiche. Nessun incremento significativo del rischio attribuibile alla vaccinazione anti-Covid. La linea ufficiale riduce il quadro a una dinamica statistica prevedibile, archiviando ogni interpretazione alternativa come allarmismo o fraintendimento.
Hauser contesta questa impostazione, definisce l’andamento “esplosivo”, ribadisce l’urgenza politica e richiama l’attenzione sull’impatto sui giovani. Inserisce la questione in un contesto più ampio, sostenendo che il tema non riguarda solo l’Austria ma un fenomeno discusso, con accenti diversi, in numerosi Paesi.
Il punto più controverso resta la richiesta di approfondire possibili connessioni tra l’aumento dei casi oncologici e le campagne vaccinali a mRNA contro il Covid-19. Hauser denuncia la mancanza di indagini sistematiche su questa ipotesi e accusa le istituzioni di negare o minimizzare a ogni costo ciò che viene sollevato nel dibattito pubblico, mentre la discussione si estende ben oltre i confini nazionali.
La Commissione Salute dell’UE rifiuta di fornire le informazioni richieste. Il diniego sposta il confronto dal merito dei numeri al principio di trasparenza. Pubblicare i dati integralmente, sostiene Hauser, rappresenterebbe il modo più diretto per chiarire il quadro e ridurre le polemiche.
Sul piano tecnico, l’interpretazione dei dati resta complessa: pesano dinamiche demografiche, miglioramenti diagnostici, screening più diffusi, registri tumori e tassi standardizzati per età. Ma nel confronto pubblico questi distinguo cedono rapidamente il passo a una frattura più netta: da un lato richieste di chiarimento, dall’altro risposte percepite come difensive, elusive o assenti.
I numeri sul cancro richiedono analisi rigorose; le domande politiche richiedono risposte chiare. Quando prevale la sensazione che la reazione istituzionale consista soprattutto nel negare, minimizzare o rinviare, la questione smette di essere solo sanitaria e diventa un problema di fiducia pubblica, dentro un dibattito che ormai assume dimensioni globali.